Città di Tarquinia: la storia.

La città di Tarquinia è situata su un colle alla sinistra del fiume Marta, a breve distanza dalla via Aurelia e dal Mar Tirreno. Tarquinia (vt) lazio italy è ricca di preziosi monumenti medioevali, deve la sua notoriètà soprattutto alle straordinarie testimonianze etrusche presenti sul suo territorio.Tarquinia - Panorama
Città dai molteplici aspetti ed interessi, custodisce preziose ed autentiche testimonianze d’arte e di storia; è per questo che il turista, visitandola, viene trasportato nel passato ripercorrendo la storia più remota e misteriosa. Tarquinia capitale etrusca essa accoglie ancora oggi sul suo territorio, ricco di misteri e di tesori nascosti, le vestigia di un popolo vitale e gaio che ha saputo realizzare un sicuro modello di civiltà e di progresso. Lo spirito etrusco a Tarquinia viterbo lazio italy è ancora vivo. Città medioevale, rinascimentale e settecentesca, racchiusa all’interno di una solida cinta muraria conserva un suggestivo e caratteristico centro storico ricco di chiese, monumenti, palazzi in uno scenario di autentica bellezza.

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Tarquinia -Palazzo dei Priori
Tarquinia vt lazio italia è anche città verde e di mare e il visitatore che oggi la scopre ha l’opportunità di praticare attività sportive, Tarquinia - Chiesa dell'Annunziatafare passeggiate o semplicemente rilassarsi sulle rive del Mar Tirreno, sotto il tepore dei raggi del sole, assaporando il gusto della spensieratezza, lontano dalla frenetica routine

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metropolitana. Così, dopo un magnifico tramonto c’è la possibilità di potersi riposare in uno splendido appartamento con giardino, di nuova ristrutturazione, situato in una tranquilla zona residenziale a due passi dal centro storico, a tre chilometri dal mare, con parcheggio libero e nelle immediate vicinanze di servizi pubblici turistici.

La Necropoli Etrusca

La Necropoli Etrusca, che si estende per circa 750 ettari a tre chilometri dall'abitato di Tarquinia vt lazio italia  patrimonio dell'Unesco, in località Montarozzi, è una delle più importanti tra quelle conosciute essendo ricca di tombe a camera con decorazioni pittoriche. L'uso di decorare le camere sepolcrali non è prerogativa della città di Tarquinia vt lazio italy, ma è solo qui che il fenomeno raggiunge dimensioni tali da costituire un'importante testimonianza dell'evoluzione della civiltà etrusca dal VII al III secolo a.C. Sino ad oggi si conoscono circa 200 sepolcri con pitture o tracce di pitture che ritroviamo esclusivamente nelle dimore funebri degli aristocratici. Le immagini che vi sono riprodotte tendono a ricostruire intorno alla figura del defunto scene che si riferiscono alla sua vita quotidiana, quasi a voler sottolineare, riflettendo una credenza comune a tutti i popoli primitivi, la continuità della vita oltre la morte. Tra le molteplici, sono attualmente visitabili complessivamente 14 tombe: Tombe del Cacciatore, dei Giocolieri, della Pulcella, Cardarelli, della Fustigazione, Fiore di Loto, delle Leonesse, dei Gorgoneion, dei Caronti, dei Leopardi, delle Baccanti, della Caccia e Pesca, 5513 e 5591. Necropoli - Antologia
Orario di Apertura: ore 8.30-19.30 (periodo estivo); ore 8.30-14.00 (periodo invernale)
Chiuso tutti i Lunedì feriali, Capodanno, Natale, 1° Maggio.
Ingresso: da 0 a 18 anni e da 65 anni in poi l'ingresso è gratuito (la stessa gratuità è valida per i cittadini stranieri a condizione di reciprocità);Necropoli - Musicante da 18 a 25 anni si paga il Biglietto Ridotto; da 25 a 65 anni Biglietto Intero (€ 4,00).Necropoli - Fanciulla Velcha
È possibile acquistare il biglietto cumulativo che consente, a un prezzo speciale di visitare il Museo e la Necropoli di Tarqunia vt lazio italy(€6,50).

Tel. 0766 856308

 

LA CIVITA

Percorrendo la strada che porta a Monte Romano, dopo circa sette chilometri, una deviazione sulla sinistra conduce all'antica Metropoli etrusca, oggi detta Pian della Civita o Pian della Regina.
Sul punto più elevato del Pian della Regina  tarquinia viterbo lazio italia sono visibili le imponenti rovine di un grande tempio etrusco, edificato probabilmente nella prima metà del IV secolo a.C.. Tarquinia - Ara ReginaL'edificio era preceduto da una monumentale scalinata d'accesso ed era decorato da statue acroteriali fittili, di cui si sono conservate soltanto i celebri Cavalli Alati esposti nel Museo Nazionale Tarquiniense vt lazio italia. In età augustea fu collocato presso l'angolo Nord-Est un grande bacino circolare di fontana. Proseguendo verso la punta del pianoro, sulla destra, si incontra un'area in cui sono visibili resti della cinta muraria, di una porta e di edifici.

PALAZZO VITELLESCHI
MUSEO NAZIONALE

 Palazzo Vitelleschi - FacciataAutentico capolavoro architettonico del Rinascimento con elementi in stile gotico e catalano, venne realizzato per volontà dei Cardinale Giovanni Vitelleschi tra il 1436 ed il 1439 su progetto di Giovanni Dalmata. II palazzo appartenne alla nobile famiglia tarquiniaese vt lazio italy, senz'altro la più insigne tra quelle che, tra alterne vicende, dominarono la vita politica, economica, sociale e religiosa di Cometo, sino al XVII secolo, allorché, ritiratisi definitivamente a Roma, gli ultimi eredi posero in vendita tutti i loro beni. Il palazzo venne posto all'asta nel 1892, a seguito del fallimento dell'ultimo proprietario, il Conte Soderini, e comprato dal Comune che in seguito lo cedette allo Stato. Attualmente ospita il Museo Nazionale Etrusco, considerato tra i più importanti d'Italia. Palazzo Vitelleschi - PozzoIl portone principale sulla piazza Cavour immette in un arioso cortile a pianta trapezoidale il cui lato di fondo e quello destra sono caratterizzati da un porticato a duplice ordine ad arco acuto con decorazioni bicrome in macco e nenfro.
Nei mezzo del cortile si trova un pozzo ottagonale, sul cui lato posto verso l'ingresso, è scolpito in bassorilievo lo stemma dei Vitelleschi. In due ambienti posti al pianterreno, immediatamente a destra dell'ingresso al cortile sono stati collocati importanti sarcofagi, preziosi documenti della scultura funeraria del lII-I secolo a.C. tra i quali, notevoli, quello di Laris appartenente alla famiglia Partunus, quello di Velthur, anch'esso della famiglia Partunus, e quello dell'Obeso. Nella saletta a fianco si trovano i sarcofagi di membri delle famiglie Pulena e Camna. Al primo piano è esposta una ricca collezione di reperti, dal periodo villanoviano a quello romano, che documentano l'evoluzione della pittura vascolare greca ed etrusca nelle sue varie forme. Di notevole bellezza il corredo della tomba del vaso di Bocchoris (VII-Vl secolo a.C.), i vasi greci a figure nere del VI secolo a.C. la famosissima coppa dipinta con raffigurazioni delle massime divinità greche, il calice plastico di raffinata arte ionico-attica a testa di giovinetta ed una bellissima coppa con le figure di Elena e Priamo.

Al secondo piano sono collocate la cappella e l'anticappella, con interessanti affreschi del ciclo delle Storie di Lucrezia, databili al XV secolo. Nella sala, interamente restaurata e aperta al pubblico dal gennaio 2002, si può visitare l'esposizione "Tarquinia vt lazio italia Etrusca: una nuova Storia" che accoglie l'elegante scultura fittile dei cavalli alati, famosa in tutto il mondo, rinvenuta nel 1936 nella località denominata Ara della Regina, e facente parte della decorazione del frontone del tempio dell'Acropoli. Adiacente all'anticappella si trova la magnifica Sala delle Armi, da cui si gode di uno splendido panorama, utilizzata per mostre e convegni.
Sotto al loggiato è collocato losplendido monumento funebre del 1500 appartenente ad Aurelio Palazzo Vitelleschi - Cavalli alati - prima del restauroMezzopane, traslato in questa sede dopo la sconsacrazione della vicina chiesa di san Marco. In fondo al loggiato, sulla sinistra sono state collocate le pitture di quattro tombe (delle Bighe, del Triclinio, delle Olimpiadi, della Nave), provenienti dalla Necropoli di Montarozzi, distaccate per motivi di conservazione.

Orario di Apertura: ore 8.30-19.30 Chiuso il Lunedì
Ingresso: da 0 a 18 anni e da 65 anni in poi l'ingresso è gratuito (la stessa gratuità e valida per i cittadini stranieri a condizione di reciprocità); da 18 a 25 anni si paga il Biglietto Ridotto; da 25 a 65 anni Biglietto Intero. È possibile acquistare il biglietto cumulativo che consente, a un prezzo speciale, di visitare il Museo e la Necropoli di tarquinia vt lazio italy.

Le saline di Tarquinia e la Riserva Naturale

    • La Riserva Naturale di Popolamento Animale "Salina di Tarquinia vt lazio italy" è stata istituita nel 1980 con un Decreto del Ministro dell'Agricoltura e Foreste e del Ministro delle Finanze.
      Il territorio dell'area protetta, esteso per circa 170 ettari, copre una fascia litoranea nel comune di Tarquinia vt lazio italy. La sua istituzione è finalizzata alla protezione dell'ambiente ma anche al ripopolamento di alcune specie animali sottoposte a studio e ricerca da parte di organismi pubblici e privati.

      La geologia

      La vegetazione della dunaIl territorio della Riserva è caratterizzato prevalentemente da terreno sabbioso; si tratta di una zona costiera prospiciente il mar Tirreno, compresa tra la foce del Fiume Marta e quella del Fiume Mignone. Gli strati geologici più antichi della zona retrostante la Riserva sono costituiti da calcare e argilla, che assieme formano il flysch, una formazione geologica sedimentaria caratteristica dell'Alto Lazio, spesso alternantesi con le rocce di origine vulcanica, depositatasi tra il Paleocene e l'Eocene (tra 60 e 40 milioni di anni fa).
      Sopra il flysch si trovano le "arenarie di Manciano", arenarie contenenti gusci calcarei di conchiglie e di ricci di mare, depositatesi attorno ai 30-20 milioni di anni fa sul fondo marino, poi emerse in seguito a movimenti tettonici.
      Sopra questi strati troviamo altre formazioni sedimentarie quali le argille azzurre del Pliocene inferiore (intorno ai 5 milioni di anni fa) ed il calcare di Tarquinia vt lazio italy, anch'esso pliocenico.
      Nelle argille sono presenti numerosi gusci e scheletri di organismi marini che vivevano fluttuanti nell'acqua o sul fondo; nel calcare di Tarquinia invece quasi esclusivamente resti di piccoli organismi che vivevano sul fondo.
      Il calcare giallastro di Tarquinia vt lazio italy, localmente noto con il nome di "macco", è utilizzato sin dal periodo etrusco come pietra da costruzione per la facile lavorabilità. Questi strati sono visibili per i fenomeni di trasgressione marina nell'entroterra che, nel corso dei millenni, hanno formato una serie di terrazzamenti naturali su diversi livelli, antiche linee di costa. Queste variazioni della linea di costa si sono succedute soprattutto nel Pleistocene, quando si sono formati degli strati geologici marini successivamente emersi dal Tirreno; due sono quelli principali: il più antico, databile tra il milione e mezzo ed i 400.000 anni fa, è precedente alla serie di eventi vulcanici che ha coinvolto la Tuscia ed è ricco di gusci di conchiglie e crostacei; il più recente, ricco di materiale vulcanico dei
      complessi vulsino e vicano, quali pomici e sabbie, in cui si trovano stratificazioni di ghiaie alternate a resti di conchiglie molto grandi (Strombus bubonius e diversi Conus) che ne permettono una datazione attorno ai 125.000 anni fa, in un periodo caratterizzato da un clima relativamente più caldo dell'attuale (circa 6°C in media), con una maggiore estensione dei bacini marini, definito "Tirreniano". Dopo il Tirreniano le diverse variazioni del clima hanno instaurato dei cicli di ingressione e successivo ritiro delle acque marine, creando i presupposti per la formazione dei cordoni litoranei, formatisi con l'accumulo di sabbia dovuto principalmente all'azione del vento: questi hanno incluso delle lagune costiere poi sfruttate dall'inizio del secolo scorso come saline.
      La variazione controllata del livello delle acque contenute nei diversi bacini e la successiva evaporazione delle stesse sono il semplice meccanismo che ha portato, sin dall'antichità, alla produzione di sale marino.

      La vegetazione

      Nella Riserva dunque troviamo due tipi principali di vegetazione, quella che cresce sulla duna costiera e quella che vive negli ambienti della salina.
      Sulla duna crescono soprattutto graminacee e piante diverse che costituiscono un manto erboso perenne; tra di esse ricordiamo la canna Phragmites australis, l'Eryngium maritimum ed il candido giglio marino (Pancratium maritimum).
      Nell'ambiente iperalino, cioè fortemente salino, della zona retrostante la duna costiera, troviamo soprattutto delle piante succulente, quali la Suaeda fruticosa e l'Inula chritmoides, la Salicornia europaea e la Sarcocornia perennis.
      L'ambiente delle saline è caratterizzato da una forte salinità dei suoli e delle acque, per questo ospita un numero di specie vegetali ed animali inferiore a quello di altri ambienti, data la sua particolarità.Nelle acque, in cui la salinità talvolta è superiore nettamente a quella del mare, prospera ad esempio un alga dal colore rosato, la Dunaliella salina. La presenza di elevate quantità di sali minerali nell'acqua e nel suolo crea una forte aridità, chimica più che climatica, che consente la vita solo ad alcune specie vegetali, le piante dette "alofite", che vivono cioè in suoli salini. Queste piante devono sviluppare degli stratagemmi simili a quelli adottati dalle piante dei territori desertici. tra questi:
      - la creazione di riserve d'acqua (come i cactus);
      - la riduzione della superficie delle foglie e quindi la loro esposizione ai raggi solari;
      - la loro impermeabilizzazione mediante uno strato ceroso autoprodotto;
      - l'espulsione continua dei sali accumulati mediante ghiandole apposite. tarquinia vt lazio italy.

      La fauna

      Un lepidotteroSebbene si tratti di un ambiente salmastro, la Riserva si presenta come un'area umida di grande valore naturalistico, in cui sono presenti diverse specie di uccelli, stanziali e di passo. Tra di essi ricordiamo la garzetta (Egretta garzetta), l'airone cinerino (Ardea cinerea), il fenicottero rosa (Phoenicopterus ruber), il Cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus) e la sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides). Nutrita la colonia di anatidi e di gabbiani; questi ultimi si giovano anche della vicina discarica di Tarquinia con i suoi rifiuti. Ma numerose altre sono le specie di uccelli che frequentano l'ambiente umido e quello limicolo, trovando protezione e rifugio nella Riserva, poco frequentata dall'uomo. tarquinia vt lazio italy
      Tra i mammiferi presenti si citano l'istrice (Hystrix cristata), la volpe (Vulpes vulpes), la puzzola (Mustela putorius), il tasso (Meles meles) ed il raro gatto selvatico (Felis silvestris).

      La storia

      Adiacente alla Riserva della Salina di Tarquinia sono gli scavi di Graviscae, Gravisca, il porto principale della Tarquinia etrusca, città a forte vocazione commerciale e marinara, attiva nel periodo della thalassocrazia etrusca sul Tirreno. L'emporio che sorgeva nel porto era frequentato da naviganti e mercanti provenienti da tutti i paesi del Mediterraneo, ma soprattutto dai Greci che, grazie alla lungimiranza e tolleranza etrusca, vi possedevano un santuario. Le dediche rinvenutevi ci attestano l'esistenza del culto di Apollo: tra queste un cippo d'ancora in pietra con dedica al dio da parte di un famoso mercante dell'antichità, Sostratos di Egina, ora conservato al Museo Archeologico di Tarquinia vt lazio italy

      L'impianto delle saline, in cui erano impiegati numerosi carcerati, è stato realizzato all'inizio del XIX secolo (1805) dal Governo Pontificio: è costituito da cinquanta vasche la cui profondità progressiva facilita l'evaporazione dell'acqua di mare e la successiva creazione dei cristalli di sale, costituiti in prevalenza da NaCl, cloruro di Sodio.
      Dopo l'Unità d'Italia l'impianto passò al Governo Italiano che dal 1862 aveva istituito il regime di monopolio per la produzione e vendita del sale, attive sino agli anni '70 dello scorso secolo; attualmente la produzione è definitivamente cessata e la visita è consentita solo contattando il Corpo Forestale dello Stato tarquinia vt lazio italy

                   

Tarquinia in Maremma

 

Le torri di Tarquinia dominano, da un colle ventoso, il mare Tirreno e un territorio pianeggiante e collinare di quasi 28.000 ettari. È pianeggiante a sud-ovest, lungo la fascia costiera, una maremma che fu aspra e che ora è ombreggiata di pini.
La costa è sabbiosa, con tomboli e vegetazione marina, poi cede il passo all’agricoltura (coltivazioni ortive, vite, ulivo e frumento).
Il litorale, più di 20 km di spiaggia interrotta solo dagli insediamenti turistici e dalle foci dei fiumi, permette di praticare, a vela o in windsurf, un piccolo turismo nautico che trova il maggior piacere nella scoperta dei segreti di un ambiente naturale costiero ancora godibile.
Gli etruschi osservavano il cielo e il volo degli uccelli, per trarne auspici. Chi lo fa oggi nell’Oasi delle Saline (Riserva naturale di popolamento animale, che si estende per 325 ettari, di cui 90 ricoperti dagli antichi bacini di raccolta del sale) vede nelle vasche e sugli argini, gli aironi cenerini e rosati, i fenicotteri, i cormorani, i martin pescatori, le folaghe e gli altri uccelli migratori che dal Nord Africa si spostano in Europa e viceversa.
Praticare il bird watching alle saline è piacevole: c’è un piccolo borgo di fine ottocento, ordinato e tranquillo, e un ombroso ambiente naturale dove si può praticare jogging, fare passeggiate in bicicletta, cavalcare, esercitare il tiro con l’arco o dare quattro calci ad un pallone.
Per andare a cavallo, come gli armati medievali o i butteri maremmani hanno fatto per secoli, ci sono sentieri lungo i fiumi Marta e Mignone, e le dolci colline che si susseguono all’interno (Turchina, Farnesiana, Ancarano, Roccaccia, ecc.) ancora ben coperte di macchie e di vegetazione mediterranea. Furono regno di briganti e di fuggiaschi, di ebrei, d’eretici e d’anacoreti. tarquinia vt lazio italy
Ombrose macchie nelle colline, odorose di funghi; boscaglia fitta di arbusti e alberelli: quercia, cerro, roverella, ornello, leccio, olmo, corniolo, vernile, corbezzolo, carrubo, siliquastro. Tarquinia vt lazi italyTerra del cinghiale e del buttero.
Il suo sottobosco di asparagi, misticanza, funghi e cicoria ha nutrito per secoli le popolazioni, dato lavoro e un bicchier di vino a tanti poveracci.
Si può risalire i fiumi in canoa o praticare il trekking, insomma viaggiare quasi come nei secoli hanno fatto i pellegrini che giungevano a Roma o quelli che da Tarquinia vt lazio italy si imbarcavano per la Terra Santa.
Nel tragitto s’incontreranno resti etruschi e romani, castelletti medioevali, chiese abbandonate, villaggi preistorici e romitori, ma anche mandrie di buoi allo stato brado e di cavalli inselvatichiti. Se poi ci si sente amanti dell’avventura, la proposta è l’archeobike, neologismo (e itinerario) che insegna come cercare con la bicicletta le antiche vestigia.
Fra tanti amanti dell’avventura, è però probabile che la maggioranza faccia scelte più classiche: la spiaggia del Lido di Tarquinia vt lazio italy offre un arenile sabbioso attrezzato e di ottima qualità, pur sempre col brivido di un luogo che fu emporio greco, città romana, poi porto medioevale frequentato da papi, condottieri e mercanti. In spiaggia ci si potrà rosolare al sole, oppure praticare nuoto e pesca subacquea e partecipare all’attività dei circoli velici.
Chi ama praticare sport agonistici troverà campi di tennis, di calcio e beach-volley, lungo tutto la costa, ma soprattutto un campo da golf di 9 buche (che presto verrà portato a 18) sul bel green di Marina Velca.

Il Litorale e il Lido di Tarquinia

 

La fascia costiera che i navigatori Etruschi avevano percorso per secoli portando la porpora fenicia, il ferro dall’Isola d’Elba e i vasi da Corinto a maggior bellezza di Tarchna, è oggi diventata Riviera degli Etruschi di cui fa parte anche il Lido di Tarquinia. Essa si estende per circa 85 km: a nord parte dal Chiarone ai confini della Toscana, e a sud giunge fino a Ladispoli nei pressi di Roma. lido di tarquinia vt lazio italy
La costa, dalla Toscana a poco prima di Civitavecchia, è sabbiosa con dune a tombolo, da Civitavecchia verso sud diventa rocciosa e stretta.
I punti più importanti che interessano il territorio tarquiniense sono da nord a sud:

Riva dei Tarquinii vt lazio italy, una vasta pineta che ospita villaggi turistici;

Torre del Castellaccio, eretta nel XIV secolo, che aveva un recinto fortificato di cui restano solo parti delle mura, e che controllava gli approdi sull’Arrone;

Torrente Arrone, con una bella foce ad estuario;

Marina Velca, centro residenziale con campi da golf, piscina ed altre attrezzature;

Fiume Marta dove aveva sede l’antico porto Etrusco di Martanum;

Lido di Tarquinia vt lazio italy

Porto Clementino e Gravisca;

Le Saline;

Fiume Mignone;

Sant’Agostino, una caletta posta al riparo di un capo roccioso, con una pineta alle spalle. Il porticciolo era difeso dalla torre Bertalda, oggi distrutta.

Il centro balneare di Tarquinia Lido vt lazio italy,  situato tra la foce del fiume Marta e i resti del porto Clementino, si trova a circa 5 chilometri dalla città. È caratterizzato da un’ampia spiaggia sabbiosa e dispone di numerose infrastrutture turistiche ben funzionali. È dagli anni ‘60 che il centro ha subito una completa ristrutturazione con uno sviluppo repentino degli stabilimenti balneari e un insediamento di residenze estive di costruzione moderna.
Il porto Clementino, i cui resti affiorano nei pressi di una colonia marina, ha costituito un punto focale del commercio per il grano prodotto nella zona verso Roma e verso altri porti del Mediterraneo. tarquinia lido vt lazio italy

Le continue mareggiate e l’esposizione ai venti resero vani i ripetuti restauri al molo d’imbarco nel corso dei secoli; perciò, soppiantato da quello di Civitavecchia nella sua funzione di accesso per Roma, il porto di Tarquinia decadde.
Proseguendo verso sud si trovano le Saline, la cui costruzione risale ai primi del 1800; esse hanno assicurato per secoli l’approvvigionamento del sale alla città di Roma e furono anche colonia penale.
Le Saline sono attualmente costituite da un territorio di novanta ettari, 10 dei quali erano dedicati ai bacini salati, dove veniva raccolta l’acqua marina e 80 ai bacini evaporanti, dove si otteneva il sale. L’impianto sarebbe ancora produttivo, ma nel 1980 l’area delle Saline è diventata Riserva naturale di popolamento animale.
La zona costiera situata tra Tarquinia e Civitavecchia viene denominata Sant’Agostino ed accoglie un piccolo borgo turistico molto suggestivo.
La leggenda narra che Sant’Agostino, mentre meditava sul mistero della Trinità sulla spiaggia della caletta che porta il suo nome, ebbe in visione un angelo in sembianze di bambino che disse di voler travasare tutta l’acqua del mare in una buca nella sabbia. Il santo ne capì il significato metaforico e comprese l’impossibilità di intendere le verità trascendentali

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 Tarquinia: i luoghi e le città limitrofe da visitare. 

La città di Civitavecchia: la storia

Civitavecchia è, oggi, il risultato di un millenario processo di civilizzazione ed urbanizzazione del territorio Laziale, un territorio di cui, proprio nella zona dove ora sorge questa città (sita a soli 70 km da Roma), si trovano sovrapposti ed accumulati, attraverso varie epoche, significativi elementi che confermano la presenza e lo sviluppo di organizzazioni sociali addirittura sin dall'età Preistorica.
Numerose sono, infatti, le tracce di insediamenti primitivi che, ad esempio, sono presenti sul litorale Civitavecchiese; come altrettanto numerose ed importanti sono tutte quelle strutture, Etrusche, Romane, Medievali, che hanno reso la città un centro urbano di tale importanza da assumere, sin dai tempi dell'antica Urbe, l'appellativo di Porto di Roma.
Civitavecchia è l'erede della romana Centumcellae, costruita per volere di Traiano negli anni 107-108 d.C., nello stesso territorio di Aquae Tauri, unitamente al porto.
La città ed il porto nascevano in simbiosi, l'una connessa all'altro, anche perché lo scopo principale di questa grandiosa iniziativa di Traiano, era quello di dotare Roma di attrezzature portuali sussidiarie rispetto a quelle già ampliate, dallo stesso Traiano, alla foce del Tevere.
Di fatto, nel porto di Centumcellae, cominciarono a rifornirsi, in numero sempre maggiore, le navi con rotta verso l'occidente. La città si sviluppò rapidamente, a danno dei due centri romani della zona:il municipio di tradizione etrusca di Aquae Tauri e la colonia marittima di Castrum Novum.
A completamento dell'opera di sistemazione dell'area urbana di Centumcellae vennero costruite le Terme, a circa 1 km. di distanza in linea d'aria dalla piccola città di Aquae Tauri presso il colle della Ficoncella; nelle località termali, notevolissima fu, in età imperiale, l'affluenza di frequentatori.
Centumcellae conobbe il periodo di massimo splendore in età imperiale; nel 314 d.C. diventa sede vescovile, fino ad arrivare al periodo compreso tra il 537 ed il 538 d.C., periodo in cui la città viene occupata dai Bizantini, dopo i quali, nell'VIII sec., passò sotto il più mite governo dei papi. Devastata dai Saraceni nell'814 e a più riprese in anni successivii, fu così trasformata in una base per le operazioni belliche contro Roma.
A questo punto, Leone IV aiutò i profughi della città a costruire un nuovo abitato sulle montagne vicine che avrebbe dovuto prendere il nome di Leopoli in onore del pontefice , ma che in realtà perpetuò il nome di Centumcellae recato con se dal suo vescovo che impersonava il potere politico, militare e religioso della città.
Il nome con il tempo si mutò in Centumcelle poi in Centocelle e quindi in Cencelle .
Sulle rovine dell'antica città portuale intorno al 1000 si venne ricostituendo un abitato attorno ad una Rocca che prese il nome di Civitavetula o Civitaveccla.
Il presunto ritorno dell'889 voluto da un'immaginario vecchio marinaio di nome Leandro è una favola inventata alla fine dell'800.
Le lettere O.C. che compaiono nello stemma cittadino non significano ottimo consiglio come vorrebbe la favola, bensì sono le iniziali del motto Ordo Centumcellensis,a ricordo delle origini romane della città marinara, se non il motto Orbis Centumcellensis che compare in un Homelia di San Gregorio Magno. Inizialmente la novella città di Civitavecclla fu dominata dai conti di Civita Castellana, dal monastero di Farfa, e soprattutto, a partire dal 1167, dai prefetti di Vico a cui rimase soggetta fino al 1432, anno in cui,pur con una propria costituzione cittadina, divenne parte dello Stato Pontificio.
I Papi persero temporaneamente Civitavecchia durante la dominazione francese (1798-1815) , la persero definitivamente il 16 Settembre 1870.
Purtroppo, durante il secondo conflitto bellico, gran parte dei monumenti civitavecchiesi ha subito gravissimi danni; la città è infatti ora priva di alcuni tra i suoi numerosi antichi edifici monumentali; tra questi, anche l'imponente Forte Michelangelo fu semidistrutto e ricostruito a partire dai tardi anni 50.
L'ingresso di Civitavecchia nello Stato Pontificio indusse i pontefici a riattivarne il porto e le difese murarie.
Si conservano negli Uffizi i fogli con i quali l'architetto Antonio da Sangallo il Giovane tracciò le prove per il nuovo recinto urbano; al seguito della visita papale del 1515 si recò nella città anche Leonardo da Vinci al fine di trarre dei disegni dagli edifici e dei materiali archeologici allora esistenti,prima che fossero distrutti per la costruzione delle mura.
La grande impresa , concepita per proteggere il porto da terra, fu destinata a proseguire anche dopo la morte di Sangallo, fino alla metà del secolo.
Nel 1535 Michelangelo aveva portato a termine la costruzione della rocca e dell'enorme mastio ottagonale, ornato dello stemma del Pontefice Paolo III Farnese.
Nel XVII sec. Civitavecchia aveva quindi riguadagnato il suo ruolo come porto di Roma, tuttavia l'interesse rivolto alle strutture nello specchio di mare antistante non era ancora accompagnato da un eguale interesse per l'abbellimento dell'abitato; in tale periodo si ritiene che l'insieme degli edifici civili, posto ordinatamente su poche linee parallele, fosse un insieme di abitazioni di pescatori e militari, una sorta di guarnigione distaccata da Roma come era stato in età Traianea.
Il sec. XVII vide per la prima volta, accanto alla continua manutenzione del porto, un reale interessamento per l'urbanistica della città retrostante; durante il lungo pontificato di UrbanoVIII, minacciato da nuove incursioni dal mare, sorse (1634) il muro di cinta merlato che tuttora sbarra la vista del porto sull'attuale calata Pier Tommaso, mentre alla metà del secolo risale la costruzione della chiesa di S. Francesco, affacciata sull'attuale piazza Vittorio Emanuele II.
Nel 1659 Alessandro VII decretava la creazione di un arsenale militare che fu commissionato a Gian Lorenzo Bernini, del quale si conservano alcuni progetti.
Nel 1776 veniva costruita la zona del Quartierone per le guarnigioni pontificie stanziate nella città.
Alcuni degli edifici monumentali tuttora superstiti vennero eretti tra la fine del seicento e la metà del secolo successivo: ricordiamo la chiesa di Santa Maria Dell'Orazione e Morte, di elegante forma ellittica, con la cupola affrescata nel 1788 da Giuseppe Errante; degna di nota è l'ammirevole fontana, addossata alla muraglia merlata di UrbanoVIII, opera del Vanvitelli; settecentesco è l'edificio che ospita il museo in Largo Plebiscito.
Tutti questi monumenti si possono oggi ammirare a Civitavecchia, ed altri ancora se ne sarebbero potuti ammirare se le distruzioni, avvenute durante i due grandi conflitti bellici, non avessero toccato la città.

Il porto di civitavecchia

Il Porto di Civitavecchia, fondato dall’imperatore Traiano, come porta di Roma, ha rappresentato per molti secoli il fulcro degli scambi e dei contatti tra i popoli dell’antico "Mare Nostrum".

Ancora oggi, Civitavecchia conserva questa posizione privilegiata, collocandosi al centro di un moderno ed efficiente sistema ferroviario, stradale e aeroportuale che collega la capitale ed il centro Italia con il resto del mondo.

Il Porto di Civitavecchia, grazie al nuovo Piano Regolatore Portuale ha ampliato il traffico commerciale raggiungendo due milioni di tonnellate di merci di massa. E’ inoltre gate strategico per l’accesso alle più importanti zone turistiche italiane ed alle grandi rotte crocieristiche mediterranee. L’incremento del traffico passeggeri è stato favorito da una politica lungimirante che ha visto anche l’istituzione, nel 1991, del Coordinamento del Medio Tirreno che mira a potenziare il cabotaggio marittimo (Short Sea Shipping) tra Civitavecchia e i porti della Sardegna (Olbia-Golfo Aranci, Cagliari e Porto Torres).

Civitavecchia si è imposto, inoltre, come scalo leader nel traffico crocieristico. Le opere di potenziamento delle banchine e delle strutture di accoglienza dei passeggeri hanno permesso di registrare uno straordinario incremento di navi da crociera, passando dalle 50 navi del 1996 alle 500 unità del 2003. Civitavecchia punta a rafforzare il traffico turistico con l’obiettivo di diventare il più importante porto crocieristico del Mediterraneo.

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La Città di Viterbo: la storia.

Alle pendici dei Monti Cimini, davanti alla vasta pianura che si estende fino al Mar Tirreno, è situata Viterbo, città che raccoglie in sé magnifiche testimonianze storiche, archeologiche ed artistiche, immersa in un’atmosfera di grande fascino e tranquillità, arricchita da un clima gradevole e da un territorio circostante in cui il castagno, l’ulivo e la vite sono protagonisti incontrastati. Furono probabilmente gli Etruschi i primi abitanti della zona: nei pressi del colle dove sorge attualmente il Duomo


sono rinvenibili i resti di questo insediamento, distrutto dai Romani nel 310 a.C. durante la conquista della Tuscia. La traccia più evidente di questa prima urbanizzazione è sicuramente la Necropoli Rupestre di Castel d’Asso, non lontano dalla città. Il percorso delle conquiste romane fu ben presto accompagnato dallo sviluppo della via Cassia, il cui primitivo tracciato si snodava nei pressi delle terme, dove sono tuttora visibili i resti di sontuosi edifici dell’epoca Augustea; la Cassia divenne rapidamente una fondamentale via di comunicazione, e Viterbo si sviluppò grazie soprattutto alla sua strategica collocazione lungo questa via , alle porte di Roma. Piuttosto lungo fu il periodo della dominazione longobarda, che influenzò in maniera decisa i costumi e le arti cittadine. Le invasioni che caratterizzarono l’epoca medioevale temprarono Viterbo ed indussero i suoi abitanti ad erigere un’imponente cinta muraria (773 d.C.), all’interno della quale tanti piccoli villaggi si unirono tra di loro, contribuendo così al raggiungimento di una vera e propria identità cittadina. La creazione di un esercito creò i presupposti per un migliore difesa della città e per una politica espansionistica nei confronti dei molti feudi circostanti. Con buona dose di realismo, nel 1170 Viterbo si assoggettò senza combattere all’autorità di Federico I Barbarossa, ricevendo in cambio molte ricchezze e l’allargamento della sua giurisdizione su vari castelli della Tuscia. Alla morte di Federico I venne eletto imperatore suo figlio Enrico, il quale donò Viterbo al pontefice Celestino III che la consacrò sede vescovile (1192). Il periodo successivo fu animato dalle contese politiche fra Guelfi e Ghibellini e dalla lotta contro l’imperatore Federico II, dal cui assedio Viterbo riuscì a liberarsi grazie alla valorosa resistenza opposta da un esercito organizzato dal cardinale Raniero Capocci ed al carisma della fanciulla Rosa, l’eroina popolare morta diciottenne nel 1251 e successivamente santificata. Dalla seconda metà del XIII sec. la città attraversò un lungo periodo di pace e di sviluppo urbanistico e monumentale: i palazzi nobiliari, le chiese , le fontane che rendono così suggestiva l’immagine della Viterbo odierna risalgono per larga parte a quest’epoca. A partire dal pontificato di Alessandro IV la città fu scelta come sede dai papi che intendevano sottrarsi alle lotte intestine ed alle cospirazioni di Roma, e fu teatro di numerosi importanti episodi della storia del soglio pontificio: a Viterbo vennero nominati papi, fra gli altri, Urbano IV, Clemente IV, Gregorio X , Niccolò III e Martino IV, il quale riportò a Roma, nel 1281, la sede vescovile, come punizione per le intemperanze dei viterbesi. Dopo un breve periodo di decadenza. Anche il periodo rinascimentale fu particolarmente prosperoso per la città, grazie alla guida della facoltosa famiglia Farnese, da sempre al servizio della Chiesa di Roma; a Paolo III Farnese riuscì l’operazione di realizzare nella zona uno stato alleato ma autonomo da Roma, il ducato di Castro: nuove strade, chiese e monumenti contribuirono alla crescita economica ed artistica di Viterbo. Capoluogo di provincia del Lazio dal 1927, centro agricolo e commerciale noto per la produzione della ceramica, del peperino e del legno nonché sede universitaria, Viterbo conserva quasi intatti il suo ricco patrimonio culturale e la sua memoria storica, che la rendono suggestiva ed indimenticabile agli occhi dei visitatori di tutto il mondo.

Palazzo dei Priori
Si affaccia su Piazza del Plebiscito, considerata il centro storico della città; eretto nel sec. XIII e successivamente modificato, come dimostra la facciata quattrocentesca, vanta un cortile interno con fontana seicentesca ed una ricca serie di affreschi dei sec. XV e XVI, che adornano in particolare la Sala del Consiglio.

Torre dell’Orologio
Edificio che sorge sulla medesima piazza in posizione attigua rispetto al Palazzo della Prefettura , è stato completamente ricostruito nel 1487. Chiesa di S. Angelo, risalente alla fine del sec. XI e successivamente ricostruita, completa la prospettiva degli edifici che delimitano Piazza del Plebiscito. Sulla facciata del sec. XVI, un sarcofago romano decorato con scene di caccia custodisce, secondo la leggenda, il corpo della Bella Galliana, una fanciulla di rara bellezza uccisa nel sec. XII da un barone da lei respinto. All’interno si trovano tele, dipinti e sculture di vari autori ed epoche, dal sec. XII al sec. XVII.

Palazzo Chigi
Edificio del sec. XV che rappresenta una notevole testimonianza dell’architettura primo-rinascimentale grazie alla splendida facciata e alla maestosa torre. Chiesa del Gesù, eretta nel sec. XI e famosa per essere stato teatro dell’uccisione, nel 1271, di Enrico di Cornovaglia, nipote del Re d’Inghilterra, per mano di Simone e Guido di Monforte; l’episodio è citato da Dante nell’Inferno. Nella piazzetta antistante si possono ammirare una fontana del sec. XVII e la medioevale Torre del Borgognone.

Palazzo Farnese
Elegante costruzione del sec. XV con facciata a doppio ordine di bifore decorate con gigli farnesiani e grazioso cortiletto interno.

Chiesa di S. Lorenzo
Imponente edificio romanico del sec. XII con facciata rinascimentale e campanile trecentesco, è stata più volte restaurata e modificata e rappresenta la cattedrale della città. I restauri successivi all’ultima guerra mondiale hanno riportato gli interni al loro aspetto originale; particolarmente interessanti i resti del pavimento duecentesco e la tavola che raffigura la Madonna della Carbonara, risalente alla fine del sec. XII.

Palazzo Papale
Monumento di stile gotico tra i più insigni della città , fu eretto nella seconda metà del XIII sec.. La facciata, preceduta da un’ampia scalinata e sormontata da merlature, si apre con sei bifore unite da una cornice. L’elegante loggia è composta da sette archi sorretti da esili colonnine binate che si intrecciano. Il palazzo fu sede di numerosi conclavi, fra cui quello del 1271, che è ricordato come il più lungo della storia della chiesa e che si concluse con l’elezione di Gregorio X dopo 33 mesi di vacanza della sede papale.

Chiesa di S. Maria Nuova
Eretta intorno al Mille , è una delle più antiche e meglio mantenute della città; custodisce numerose tele ed affreschi e presenta un singolare chiostro longobardo a cui si accede tramite una scala posizionata dietro l’abside esterna.

Quartiere di S. Pellegrino
Vero gioiello di contrada duecentesca, conserva pressoché integro il suo aspetto medioevale; le piazzette, le viuzze, le torri, gli archi, le case con i caratteristici profferli (le scale esterne) creano un ambiente straordinariamente pittoresco, alla cui suggestione è difficile sottrarsi. Centro del quartiere è la piazzetta di S. Pellegrino, con la chiesa del Santo e l’austero Palazzo degli Alessandri. Fontana Grande, eretta nel XIII sec. e successivamente restaurata, è la più famosa e forse la più bella delle numerose tipiche fontane viterbesi a tazze sovrapposte (Fontana dei Leoni, Fontana della Morte).

Porta Romana
Costruita a fianco dell’antica porta medioevale in occasione della visita a Viterbo di papa Innocenzo X nel 1653, conserva forme tipicamente barocche malgrado le successive modifiche.

Chiesa di S. Sisto
Importante edificio romanico del XII sec., è stata fedelmente ricostruita dopo la seconda guerra mondiale, durante la quale aveva riportato ingenti danni. Particolarmente interessanti il campanile longobardo e l’altare dominato da tre altissime volte a botte, a cui si accede tramite un’imponente scalinata.

Rocca del Card. Albornoz
Maestosa costruzione trecentesca quasi completamente restaurata, ospita il Museo Nazionale oltre ad una mostra permanente sull’architettura etrusca. Basilica di S. Francesco, eretta in stile gotico-romanico nel sec. XIII, ospita i mausolei dei papi Adriano V e Clemente IV ed il sepolcro del Card. Vicedomini, passato alla storia come il papa di un giorno per essere morto il giorno dopo la sua nomina. Santuario di S. Rosa, conserva al suo interno una pregevole urna con il corpo della popolare santa viterbese, ricordata per aver diffuso la fede durante la rivolta contro Federico II. Il 3 settembre di ogni anno la cosiddetta Macchina di S. Rosa, monumento alto circa trenta metri e pesante cinque tonnellate, viene trasportato a spalla da cento uomini per le vie cittadine.

Museo Civico
Ospita una ricca esposizione di reperti archeologici risalenti ad epoche e civiltà diverse ed una pinacoteca di grandissimo valore.

Chiesa di S. Maria della Verità
Edificata nel XI sec., mantiene intatta la duecentesca cancellata in ferro battuto che protegge la Cappella Mazzatosta, mirabilmente affrescata da Lorenzo da Viterbo intorno al 1470.

Mura medioevali
Circondano e proteggono il centro storico, al quale si accede tramite sette porte, e presentano interessanti torri di avvistamento a pianta quadrata o poligonale.

L'Aeroporto di Viterbo.

Quando nel 1936 si decise di costruire il terzo scalo militare laziale, la scelta cadde nel territorio a nord del capoluogo della Tuscia per la posizione centrale rispetto a tutte le regioni italiane, la vicinanza con il porto di Civitavecchia e lo scalo ferroviario di Orte e per le condizioni meteorologiche che "ci permettono di effettuare qualsiasi operazione aerea nell'arco medio di 350/355 giorni l'anno".[2]

Fu sede del IX Stormo dell'Aeronautica Militare fino agli anni Quaranta; poi sede del Centro Istruzione Reclute Aeronautica Militare (C.I.R.A.M.), che fino al 1953 curò l'addestramento e l'istruzione dei giovani di leva nell'Aeronautica Militare; successivamente, dal 1953 al 1958 ospitò la scuola specialisti per la formazione degli avieri aiuto automobilisti (S.S.A.A.); dopodiché venne creata la prima Scuola Centrale V.A.M. (Vigilanza Aeronautica Militare), che ospitava inizialmente 600 allievi.

Oggi è sede della Scuola Marescialli dell'Aeronautica Militare

 

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La città di Tuscania: la storia.

L'antica città era già abitata dagli Etruschi, ricca ed importante, e si avvaleva del commercio marittimo attraverso il porto di Montalto. I Romani la conquistarono nel III sec. a.C. e segnarono una strada che prese il nome di Clodia.
Col tempo la città riprese a vivere, ed il centro abitato iniziò ad espandersi sul pianoro attuale, ma già nel 574 venne conquistata dai Longobardi durante la scesa verso Roma. Carlo Magno la conquistò nel 774 e la donò alla Chiesa che ne assunse il controllo.
Ciò nonostante Tuscania fu più volte insidiata dalle famiglie di tiranni che si contendevano i vari feudi e fu per questo che si elesse comune libero.
Durante il XV sec. il card.Giovanni Vitelleschi, assoldato dalla S.Sede per ristabilire l'ordine ed il possesso sui propri territori, espugnò le grandi mura e cacciò definitivamente i tiranni.
Durante successive invasioni e conseguenti distruzioni, la città perse molte bellezze, ma il colpo di grazia arrivò nel 1971, quando un violento terremoto distrusse molte case, chiese ed edifici importanti.Tutto è stato ricostruito con molta cura, ma inevitabilmente il volto della città ha subito profondi cambiamenti.
Tuttavia rimangono innumerevoli testimonianze: le necropoli etrusche, il centro medievale e le grandi mura perimetrali miracolosamente ancora erette.
Per chi non è mai stato a Tuscania è doverosa una passeggiata nell'antica città dentro le mura.

Tra le cose da vedere:

Chiesa di S.Pietro, in stile romanico lombardo è il monumento più importante della città e probabilmente uno dei più belli d'Italia. Fu eretto nel VIII sec. e successivamente modificato. La facciata a tre portali è finemente lavorata e ricca di decorazioni tra cui il portale centrale cosmatesco e il rosone con i simboli dei 4 evangelisti. L'interno è maestoso a tre navate sorrette da colonne romane con presbiterio sopraelevato, affreschi bizantineggianti del XII sec., pavimento cosmatesco, sarcofagi, ed una meravigliosa cripta con volte a crociera sorrette da 28 colonne in marmo provenienti da antichi edifici romani.
Visitabile intera giornata, Tel 0761-436371.
Chiesa di S.Maria Maggiore, antica chiesa eretta nel VIII sec. e rimaneggiata nei secoli. La ricchezza dei dettagli in particolare il suggestivo affresco trecentesco del "Giudizio Universale"
fanno della chiesa un monumento grandioso.
Visitabile intera giornata, Tel 0761-436371.

Palazzo Comunale
, il palazzo fu costruito nel XVII sec. e successivamente rimaneggiato, all'interno sono visibili affreschi di varie epoche.
Chiesa di S.Marco, è una delle più antiche della città.
Chiesa di S.Croce, la chiesetta è stata adibita ad archivio storico.
Duomo, imponente edificio fatto costruire dal card.Gambara nel XVI sec., all'interno custodisce importanti opere.

Chiesa di S.Maria del Riposo
, è probabilmente una delle più interessanti, all'interno sono custodite opere di importanti artisti, tra cui una tavola del Pastura.

Museo Archeologico

Museo d'Arte Sacra
, Per le visite rivolgersi al Parroco nella Cattedrale, Tel 0761-434598.
Chiesa S.Maria della Rosa, anche se ha subito continui interventi, conserva ancora il suo l suo aspetto austero e misterioso.
Le Necropoli etrusche, nelle campagne circostanti sono state rinvenute alcune necropoli con tombe importanti, tra cui la famosa Tomba della Regina, dal particolare labirinto. Altre tombe appartenenti alla famiglia più importante, i Curunas, hanno conservato un patrimonio archeologico di inestimabile valore, ma molti tesori risalenti ad epoche più lontane sono stati trafugati dai tombaroli che per secoli hanno scavato e derubato. Per le visite rivolgessi al Museo.

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La Città di Orvieto: la storia.

Le origini di Orvieto risalgono al IX-VIII sec. a.C., quando gli Etruschi si insediarono sul panettone tufaceo su cui sorge l'attuale città, ma divenne fiorente centro di commercio nel VI sec. a.C. Venne annientata e quasi completamente rasa al suolo dai Romani che costrinsero gli abitanti ad abbandonare la grande città. Orvieto risalgono al IX-VIII sec. a.C., quando gli Etruschi si insediarono sul panettone tufaceo su cui sorge l'attuale città, ma Col tempo, e soprattutto con il declino dell'Impero Romano d'occidente, la città riprese a vivere non senza gli strazi causati dalla scesa dei popoli barbari. Questo causò violenti contese e contrasti con altri popoli che si susseguirono fin oltre il dominio longobardo, quando Orvieto si elesse a libero Comune.
Nacquero inevitabili contrasti, al punto da dividere la città in due fazioni politiche ben distinte guidate dalle famiglie pià in vista; quella guelfa rappresentata dai Monaldeschi e quella ghibellina dai Filippeschi. Di grande devozione guelfa la città tentò di difendersi dalle incursioni de Federico I Barbarossa che nel frattempo aveva conquistato buona parte del territorio circostante, compresa tutta la Tuscia.
La resistenza guelfa port&oagrave; gloriosa la città fino al '200, periodo in cui le amministrazioni pianificarono la gestione politica del patrimonio e della sua espansione costituendo il Consiglio Generale dei Quattrocento e l'elezione del Capitano del Popolo.
Fu il periodo più florido per Orvieto; sorsero nuove chiese, nobili palazzi ed il maestoso Duomo. Fu la causa del ritorno di nostalgiche entità politiche; Papa Martino IV, in contrasto con Viterbo, dove risiedeva la sede papale, si trasferì ad Orvieto e la città si divise nuovamente in due fazioni, quella dei Beffati e dei Malcorini, mentre i Monaldeschi passarono alla guida della città.
Nel 1354 il Cardinale Albornoz, incamerò Orvieto definitivamente sotto il controllo della Chiesa.
Ancora oggi Orvieto conserva le preziose testimonianze dei suoi gloriosi percorsi storici, monumenti, chiese ed in particolare il pregevole Duomo, uno dei monumenti più importanti e meglio mantenuti d'Italia.
Orvieto è anche famosa per la produzione dell'ottimo vino Classico d'Orvieto, per le ceramiche, i prodotti artigianali e le grandi tradizioni tra cui il Palio dell'Oca, un gioco di piazza già esistente nel'400.
Lo spettacolo coinvolge tutta la città ed il Palio viene disputato fra 40 cavalieri divisi per contrade; uno spettacolo emozionante. La Festa della Palombella è un'altra importante manifestazione per la Pentecoste, mentre il Corpus Domini vede le vie della città ricoperte da un tappeto di fiori su cui passa la processione ed il corteo storico con oltre 400 figuranti. Questa festa religiosa fu istituita nel 1264 da papa Urbano IV a seguito dei Miracoli di S. Cristina, la santa che venne martirizzata ed uccisa a
Bolsena.

 

La Città di Roma: la storia.

Roma, Caput Mundi, le cui origini risalgono, secondo la leggenda, al 753 a.C., quando Romolo la fondò; Più probabilmente, ebbe origine con la fusione di alcuni villaggi unitisi sul monte Palatino dando origine alla Roma quadrata.
Si sviluppò grazie al fiume Tevere, che permetteva tramite la sua navigabilità, il commercio fluviale dal nord e dal mare, dove le navi mercantili arrivavano per risalire il fiume.
Anche il periodo dei sette re di Roma è per lo più legato alla leggenda, e oltre alla influenza latina, ebbe un ruolo importante la civiltà etrusca, che che diede i natali ai re di Roma, di cui rimangono notevoli testimonianze. Chi avrebbe detto che la grande civiltà etrusca, che guida Roma, venisse un giorno soppressa proprio dal popolo romano. Ciò ebbe inizio proprio con il sorgere della Repubblica da cui si accese la rivolta patrizia contro la dinastia etrusca. Inizia qui la crescita e l'espansione di Roma; nascono le prime istituzioni come il Tribunato e si codificano le leggi delle 12 Tavole di Bronzo. Nel IV sec. le cariche pubbliche vengono gradualmente aperte ai plebei, che daranno origine a una nuova aristocrazia che si fonderà con quella originaria. Dopo dure lotte contro i Volsci, gli Equi e i Veienti, Roma affronta nel 390,a.C., i Galli Senoni che occupano e distruggono la città.
La ripresa è rapida e le successive lotte con i Sanniti portarono nel III sec. a.C. alla creazione di uno stato potente che occupa buona parte della penisola scontrandosi e sottomettendo il popolo etrusco, dalla città di Vejo alle più potenti città dell'Etruria Meridionale.
Nel secolo successivo si pongono le basi per il nuovo impero, Roma consolida la sua potenza anche nelle flotte marittime, affronta le guerre guerre Puniche, e si organizza anche politicamente
.

Nel 126 a.C. Roma controlla tutta la penisola, le isole del Mediterraneo occidentale, la Spagna, l'Istria, la Dalmazia, e i litorali africani e asiatici. Lo sforzo sostenuto in questi secoli di conquista causa un periodo di rivendicazione economica e sociale, 131-31 a.C. che verte sulla questione agraria, sull'estensione della cittadinanza romana agli alleati, sulla riforma dell'esercito e sui contrasti di potere fra l'aristocrazia e la nuova classe dei cavalieri.
Contemporaneamente i conflitti esterni portano alla ribalta nuove personalità destinate a contendersi il potere: alle lotte fra Mario e Silla contesa fra democratici e aristocratici, conclusasi con la dittatura di Silla nell'82 a.C. succedono le rivalità fra Pompeo, Crasso e Cesare, che sfoceranno nel Primo Triumvirato.
La morte di Cesare nel 44 a.C. da luogo al Secondo Triumvirato fra Antonio, Lepido e Ottaviano destinato ad assumere il nome di Augusto, conclusosi con il trionfo di quest'ultimo su Antonio ad Anzio nel 31 a.C.
Con Cesare e poi Augusto si ha un rinnovamento fondamentale delle strutture politiche e amministrative di Roma, che pone le basi dell'Impero fondato su una diarchia, costituita da un Principe appoggiato dal popolo e dal Senato.
L'impero Romano comprende ora tutti i paesi del Mediterraneo nei quali lascia tracce con monumenti, imponenti opere d'ingegneria civile e col suo sistema di leggi fondamento di quel diritto che sarà parte integrante dei moderni stati occidentali.
Ad Augusto succedono altri imperatori, alcuni illuminati come Tiberio e Claudio, che rafforzano le strutture dello Stato e i confini dell'Impero. Il I-II sec. d.C. vede succedersi all'abile amministrazione di Vespasiano e Tito il disastroso regno Domiziano e quindi la dinastia degli Antonini che porterà l'Impero all'apice dell'efficienza amministrativa e militare con Nerva, Traiano, Antonino Pio, Marco Aurelio e l'infausto e finale regno di Commodo.
Nel frattempo si assiste alla penetrazione del Cristianesimo nella società, alla pressione di tribù barbare ai confini e una persistente crisi economica.Diocleziano avvia nel III sec. una ristrutturazione dell'Impero dividendolo in zone di influenza Orientale e Occidentale, originariamente in chiave anticristiana; il successore, Costantino, inserisce il Cristianesimo nella vita sociale e politica mediante l'editto di Milano nel 313 e proclama Bisanzio capitale dell'Impero nel 326 dando inizio al decadimento del carattere universale di Roma che rinascerà solo coll'affermarsi della Chiesa e con Roma Città Santa.


Accellerano il decadimento le invasioni barbariche di Alarico nel 410, che la saccheggia per la prima volta dopo otto secoli dalle incursioni dei Galli Senoni, e nel 452 da Attila da cui riuscirà a difendersi solo il papa Leone I.
Caduto l'Impero nel 476 il centro cittadino si racchiude nell'ansa del Tevere e con la guerra Greco-Gotica del 535 le successive espugnazioni, la peste e le carestie, la città resta per un certo tempo quasi deserta. Seguono due secoli di indiretto dominio bizantino attraverso elezioni di papi orientali che terminerà nel 726 con la ribellione ai decreti conoclastici.
La potenza solo religiosa e politica del papato deriva dall'importanza dell'elezione del pontefice che, come massima autorità cittadina, detiene l'effettivo potere di Roma. Contro la minaccia dei Longobardi, il papa cerca l'alleanza dei franchi che gli concedono benefici e territori. Nel natale dell'800 Carlo Magno viene incoronato a Roma Imperatore del Sacro Romano Impero, evento importantissimo per tutto il medioevo.
Roma è simbolicamente a capo di due poteri, talora in contrasto tra loro. La serie di incoronazioni di imperatori e la loro permanenza a Roma ridanno prestigio alla città, ma non floridezza economica. Con la decadenza dei Carolingi nella fine del X sec., anarchia e violenza dominano ogni elezione papale poiché la Chiesa , senza difesa imperiale, cade in balia delle famiglie nobili romane; e con gli Ottoni (X sec.) Roma perde in parte la sua autonomia.
europee.
Nel XII sec. comincia una lenta ripresa e viene fondato il Comune nel 1144, ispirato da Arnaldo da Brescia, che dura 10 anni. Il Senato si insidia sul Campidoglio, di nuovo centro della vita cittadina, ma il Comune è debole, per l'assenza di commercio e artigianato che altrove sono il fattore primario del; potere comunale, come testimoniato dalla mancanza di edifici pubblici medievali. Il Comune sorto per conservare una certa autonomia da Chiesa e Impero, finisce per sottomettersi alla Chiesa abolendo Senato e nominando un solo senatore nel 1198 al quale sono legati gli interessi di cittadini e aristocratici.
La presenza della Corte Pontificia, meta di pellegrinaggi, è del resto l'unica fonte di reddito della città. Nicolò III Orsini, nel 1277, avoca al papa le cariche pubbliche, mentre l'abbattimento di 140 torri frena le lotte feudali.
Alla fine del'200 rifioriscono le arti e la cultura con la presenza di Giotto, Arnolfo di Cambio e la fondazione dell'Università nel 1303. Sotto Bonifacio VIII si proclama il primo Giubileo nel 1300. Il francese papa Clemente V trasferisce la sede papale ad Avignone nel 1305 e Roma ricade nella miseria, con la popolazione di circa 35.000 abitanti.
Nel 1347, per pochi anni, Cola di Rienzo restaura un governo repubblicano rifacendosi alla gloria dell'antica Roma.K Nel 1377, Gregorio XI ritorna a Roma e alla sua morte il popolo impone l'elezione di un papa romano per evitarne un nuovo allontanamento. Seguono turbolenze civili e religiose prodotte dallo Scisma d'Occidente nel 1378-1428.
Nel 1420, Martino V entra a Roma aiutato dallo Sforza e dal popolo romano e la città si avvia a divenire capitale dello Stato della Chiesa, pur conservando la vocazione universale. Inizia il fenomeno del nepotismo che vede i cardinali protagonisti della storia di Roma. Solo in periodo di sede vacante il popolo tenta di essere ancora protagonista organizzando tumulti. Sotto il papato la vita si svolge ordinatamente e si comincia a sviluppare l’opera di ricostruzione urbanistica ed edilizia. Nicola V chiama Beato Angelico a decorare il Vaticano. A Roma convergono artisti, architetti da tutt’Italia e la Biblioteca Vaticana diviene centro filosofico e letterale.
Tra la fine del’400 e l’inizio del ‘500, Roma diviene una delle città più belle del mondo con oltre 500.000 abitanti. Massimo esponente di questo rinnovamento è Giulio II che si avvale del Bramante, di Michelangelo e Raffaello per costruire S. Pietro, abbellire i palazzi Vaticani e aprire due rettifili paralleli della Lungara e di Via Giulia. Nello stesso periodo lavora a Roma anche Leonardo. Alessandro VI Borgia partecipa alla grande politica italiana e internazionale: si aggiunge così al Trattato di Tordesillas nel 1494 che sancisce la spartizione tra Spagna e Portogallo delle terre d’oltre Atlantico. Il sacco di Roma nel 1527 ad opera dei Lanzichenecchi al servizio di Carlo V blocca temporaneamente il periodo di splendore. Papa Clemente VII pur di far tornare i Medici a Firenze si accorda presto con Carlo V, accettando di incoronarlo Imperatore. Inizia così il predominio spagnolo in Italia che si espande più o meno ovunque. Nel 1534 viene eletto papa Alessandro Farnese con nil nome di Paolo III
, colui che diede un’ulteriore spinta alla crescita culturale ed architettonica della città.
Con la Controriforma nel 1563 risposta della Chiesa Cattolica alla Riforma Luterana, la Corte papale abbandona gli sfarzi rinascimentali. Il conformismo viene attenuato solo dallo sfarzo delle cerimonie religiose dove la musica diventa importante, soprattutto a opera di Pier Luigi da Palestrina. Sisto V detto papa costruttore, avvia la più grandiosa opera di espansione urbanistica della città 1585 che pone la Chiesa di S. Maria Maggiore al suo centro. Ha inizio la costruzione dell’Acquedotto Felice con l’apertura di grandi arterie e di piazze ornate di obelischi e fontane che ancora oggi caratterizzano Roma.
Durante il ‘600 il mecenatismo da nuovo impulso all’arte che vede nascere il Barocco:
P.zza S. Pietro e P.zza Navona, la Fontana di Trevi e Trinità, dei Monti ne sono splendidi esempi. Ne sono creatori il Caravaggio, il Bernini e il Borromini, mentre la vita culturale viene vivacizzata dall’arrivo di Cristina di Svezia che fonda un’accademia che diverrà poi l’Arcadia. In politica la sola preoccupazione è di affermare la loro neutralità nel mezzo delle guerre.

L' Aeroporto di Roma-Fiumicino "Leonardo da Vinci"

L'aeroporto di Roma-Fiumicino "Leonardo da Vinci" è il maggiore scalo aereo nazionale, nonché l'unico hub aeroportuale italiano.

Il traffico di quasi 33 milioni di passeggeri all'anno ne fa il primo scalo italiano per passeggeri complessivi. L'aeroporto di Fiumicino è lo scalo più grande e più importante d'Italia (2007). Assieme all'aeroporto di Ciampino forma il sistema aeroportuale di Roma con oltre 38 milioni di passeggeri annui. Entrambi gli scali sono gestiti dalla Società Aeroporti di Roma (ADR).

Il Leonardo da Vinci dispone di quattro terminal (A, AA, B, C) riservati ai voli nazionali, internazionali ed intercontinentali e di quattro piste: la 16L/34R e la 16R/34L (separate l'una dall'altra di 4.000 m), la 16C/34C prossima alla 16L/34R è utilizzata come pista di rullaggio o come backup della 16L/34R e la 07/25 utilizzata unicamente in direzione ovest a causa dei venti dominanti.

L'aeroporto opera dal 2005 con piste per atterraggi strumentali di precisione di categoria III B (sistema ILS).

Nel febbraio 2007 sono iniziati i lavori per un ulteriore adeguamento riguardo gli aiuti visivi luminosi a terra, in tal modo si passerà dai 10 movimenti attuali in caso di fittissima nebbia, ai 30 futuri.

Interno di un Terminal
Interno di un Terminal

L'Aeroporto di Roma-Ciampino

 L'aeroporto di Roma-Ciampino, intitolato a Giovan Battista Pastine, è un impianto situato a sud-est di Roma, a poca distanza dal Grande Raccordo Anulare.

L'aeroporto è di tipologia mista (civile/militare) ed è gestito dalla Società Aeroporti di Roma (Adr), insieme all'Aeroporto intercontinentale Leonardo da Vinci di Fiumicino, con il quale forma il sistema aeroportuale della capitale.

Ciampino è un city airport che assorbe la maggior parte del traffico delle compagnie low cost (Ryanair, EasyJet, Centralwings, Wizz Air ecc) verso le maggiori destinazioni europee, quali Londra, Barcellona, Parigi, Francoforte, Bruxelles, Berlino, Dublino ecc. Il volume di traffico del secondo scalo romano è stato di 5.401.475 passeggeri nel 2007, con una percentuale di crescita del 9,24% rispetto al 2006 e di oltre il 600% dal 2001; grazie anche agli accordi firmati dal Comune di Ciampino con ADR nel 2002.

Fino all'apertura dell'aeroporto Leonardo Da Vinci, il "Pastine" è stato per anni il principale aeroporto di Roma, gestendo fino ai primi anni '60 un traffico massimo di circa 2.500.000 passeggeri all'anno. In seguito la sua attività è stata riservata prevalentemente ai voli militari, charter e dell'aviazione generale, con un volume di traffico inferiore agli 800.000 passeggeri all'anno.

La distanza dal centro della città è di circa 15 km ed è percorribile in 40 minuti. Il tragitto città/aeroporto è assicurato da una rete di autobus Atral (gruppo Cotral), Sit bus shuttle, Terravision che collegano Ciampino con la stazione centrale di Termini con frequenze di 20/30 minuti. Collegamenti alternativi sono possibili utilizzando la rete degli autobus urbani che collegano l'aeroporto con la stazione ferroviaria di Ciampino e la fermata Anagnina della metropolitana (Linea A - Anagnina/Termini/Battistini). La tariffa fissa per una corsa in taxi sul tragitto aeroporto-centro città (all'interno delle Mura Aureliane) è di 30€.

A dispetto di come viene comunemente chiamato (Aeroporto di Ciampino), esso è comunque situato territorialmente nel Comune di Roma e vi si accede dalla via Appia. La vicinanza con Roma stessa lo ha sotto questo punto di vista enormemente aiutato nel suo sviluppo, da molti infatti è stato considerato, in passato, il vero aeroporto di Roma. L'aeroporto di Ciampino è inoltre ancora una base militare e quindi scalo preferito in termini di sicurezza per la maggior parte dei capi di stato e personalità in visita a Roma e in Italia. Dopo decenni di convivenza con il territorio limitrofo, dal 2001, con l'avvento dei vettori low-cost, il volume di traffico è più che quadruplicato senza la necessaria V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale), la valutazione di rischio d'impatto e la zonizzazione acustica che ne limitassero lo sviluppo secondo criteri di sostenibilità che tutelino la salute dei residenti e l'ambiente circostante.

Dal 2004 è nato un contenzioso tra l'Amministrazione Comunale, già firmataria nel 2002 di un protocollo in cui si prevedeva un aumento considerevole dei voli in accordo con Adr, ed i cittadini da una parte ed Enac ed Adr dall'altra. Nel 2007 il Ministero dei Trasporti ha sancito l'impossibilità di un ulteriore sviluppo dello scalo, ed anzi la necessità di un suo ridimensionamento, annunciando l'avvio dell'iter burocratico per la definizione del terzo aeroporto di Roma dove trasferire alcuni voli low-cost; tale sito è stato individuato nella città di Viterbo, ma la costruzione dello scalo non è ancora iniziata e non sono certi i tempi di attivazione. Dal 1 novembre 2007 è stata attivata una restrizione al numero di voli commerciali (low-cost) decisa con Ordinanza dell'Enac, che prevede una diminuzione della capacità dello scalo ciampinese da 138 a 100 voli al giorno. Recentemente il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità di tale ordinanza, respingendo il ricorso intentato dalla compagnia Ryanair. Attualmente i voli commerciali giornalieri operati dallo scalo romano si mantengono al di sotto della soglia imposta dall'Enac, causando a partire dal novembre 2007, una costante diminuzione del numero dei movimenti aerei e dei passeggeri in transito. [1]

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La Maremma: la storia.

La Maremma è una vasta regione geografica compresa in Toscana e Lazio che si affaccia sul Mar Tirreno.
Il toponimo deriva, per alcuni studiosi, dal latino maritima, per altri dal castigliano marismas che significa "palude".

Dante ne individuava i confini tra Cecina (Livorno) e Tarquinia (Viterbo), già conosciuta come Corneto.

Tratto della costa della Toscana lungo la Maremma
Tratto della costa della Toscana lungo la Maremma

La Maremma è un territorio vasto e dai confini difficilmente definibili che si affaccia sul Mar Tirreno. Convenzionalmente, il vasto territorio maremmano è suddiviso in tre zone:


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